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himself in one of his dramas to be thoroughly imbued with the pestilent superstition of his country. El dichoso Rufian is one of those monstrous compositions which nothing but the antichristian fables of the Romish church could have produced.

Landor, however, supposes that Cervantes intended to satirize a favourite dogma of the Spaniards. The passage occurs in his thirteenth conversation.

“ The most dexterous attack ever made against the worship among catholics, which opens so many sidechapels to pilfering and imposture, is that of Cervantes.

Leopold. I do not remember in what part.

President. Throughout Don Quixote. Dulcinea was the peerless, the immaculate, and death was denounced against all who hesitated to admit the assertion of her perfections. Surely your highness never could have imagined that Cervantes was such a knight-errant as to attack knight-errantry, a folly that had ceased more than a century, if indeed it was any folly at all; and the idea that he ridiculed poems and romances founded on it is not less improbable, for they contained all the literature of the nation, excepting the garniture of chapterhouses, theology, and pervaded, as with a thread of gold, the beautiful histories of this illustrious people. He delighted the idlers of romance by the jokes he scattered amongst them on the false taste of his predecessors and of his rivals; and he delighted his own heart by this solitary archery; well knowing what amusement those who came another day would find in picking up his arrows and discovering the bull's-eye hits.

“ Charles V. was the knight of La Mancha, devoting his labours and vigils, his wars and treaties, to the chimerical idea of making all minds, like watches, turn their indexes by a simultaneous movement to one point. Sancho Panza was the symbol of the people, possessing sound sense in all other matters, but ready to follow the most extravagant visionary in this, and combining implicit belief in it with the grossest sensuality. For religion, when it is hot enough to produce enthusiasm, burns up and kills every seed intrusted to its bosom.” Imaginary Conversations, vol. i. 187.

Benedetto di Virgilio, the Italian ploughman, thus describes the course of Loyola's reading, in his heroic poem upon that Saint's life.

Mentre le vote indebolite vene
Stass' egli rinforzundo à poco

à

poco
Dentro i paterni tetti, e si trattiene
Or la ricca zambra, or presso al foco,
For del costume suo, pensier gli viene
Di legger libri più che d'altro gioco ;
Quunt era dianzi innamorato, e d'armi
Tanť or, mutando stile, inchina à i carmi.

Quinci comanda, che i volumi ornati
D'alti concetti, e di leggiadra rima,
Dentro la stanza sua vengan portati,
Che passar con lor versi il tempo stima:
Cercan ben tosto i paggi in tutti i lati
Ove
posar

solean tai libri prima,
Ma per questa parte, per quella
Ponno istoria trovar vecchia, o novella..

I volumi vergati in dolci canti
S'ascondon si, che nulla il cercar giova :
Ma pur cercando i più secreti canti
Per gran fortuna un tomo ecco si trova,
Tomo divin, che le vite de' Santi
Conserva, e de la etade prisca e nova,
Onde per far la brama sua contenta
Tal opra un fido servo à lui presenta.

Il volume, che spiega in ogni parte
De guerrieri del ciel l'opre famose,
Fa ch' Ignatio s'accenda à seguir l'arte
Che à soffrir tanto i sacri Eroi dispose,
Egli già sprezza di Bellona e Marte
Gli studi, che à seguir primu si pose,
E s'accinge à troncar maggior d'Alcide,
L'Hidra del vicio, e le sue teste infide.

Tutto giocondo à contemplar s'appiglia
Si degni fogli, e da principio al fine ;
Qui ritrova di Dio l'ampia famiglia,
Spirti beati ed alme peregrine :
Tra gli altri osserva con sua meraviglia
Il pio Gusman, che colse da le spine
Rose celesti de la terra santa,
Onde del buon Gieso nacque la pianta.

Contempla dopo il Serafico Magno
Fondator de le bigge immense squadre ;
La divina virtu, l'alto guadagno
De l'opre lor mirabili e leggiadre :
Rimira il Padoan di lui compagno,
Che liberò da indegna morte il padre,
E per provar di quella causa il torto,
Vivo da la tomba uscire il morto.

Quinci ritrova il Celestin, che spande
Trionfante bandiera alla campagna,
De l’egregie virtù sue memorande
Con Italia s'ingemma e Francia e Spagna :
Ornati i figli suoi d'opre ammirande
Son per l'Africa sparti, e per Lamagna,
E in parti in fide al Ciel per lor si vede
Nascer la Chiesa, e pullular la fede.

Quivi s'avisa, come il buon Norcino
Inclito Capitan del superno,
Un giorno quereggiando 'l Casino
Gl Idoli fracassò, vinse l'Inferno,
E con aita del motor divino
Guastò tempio sacrato al cieco Averno,
Por di novo l'eresse à l'alta prole
Divino essempio de l'eterno Sole.

Legge come Brunone al divin Regge
Accolse al del Ciel cigni felici,
E dando ordine lor, regola e legge
imparò calpestare aspre pendici ;
E quelle de donne anco vi legge,
Che qui di ricche diventar mendici
Per trovar poi le sedi superne
Lor doti incorruttibili ed eterne.

Chiara tra l'altre nota e Caterina,
Che per esser di Dio fedele amante,
intrepida à i tormenti : e la Regina
Di Siena, e seco le compagne tante :
Orsola con la schiera peregrina,
Monache sacre, verginelle sante,
Che sprezzanda del mondo il vano rito,
Elessero Giesù lor gran marito.

Ch' appo

E tra i Romiti mira Ilarione,
E di Vienna quel si franco e forte
Che debellò la furie, e 'l gran Campione

il Natal di Christo hebbe la morte ;
Risguarda quel del primo Confalone,
Che del Ciel guarda le superne porte ;
E gli undeci compagni, e come luce
Il divo Agnello di lor capo e Duce.

Mentre in questo penetra e meglio intende
D'Eroi si gloriosi il nobil vanto,
Aura immortal del Ciel sovra lui scende,
Aura immortal di spirto divo e santo :
Gia gli sgombra gli errori e già gli accende
In guisa il cor, che distilla in pianto;
Lagrime versa, e le lagrime sparte
Bagnan del libro le vergate carte.

Qual duro ghiaccio sovra i monti alpini
Da la virtù del sole intenerito,
Suol liquefarsi, e di bei cristallini
Rivi l'herbe inaffiar del suol fiorito;
Tal da la forza degli ardor divini
Del Giovanetto molle il cor ferito,
Hor si discioglie in tepidi liquori,
E rigan del bel volto i vaghi fiori.

Com' altri nel cristallo, o nel diamante
Specchiarsi suol, tal ei si specchia, e mira
Nel specchio di sua mente, indi l'errante
Vita discerne, onde con duol sospira :
Quinci risolve intrepido e costante
Depor gli orgogli giovanili e l'ira,
Per imitar ne l'opra e ne gli effetti
I celesti guerrier del libro letti.

Ignatio Loiola. Roma, 1647. Canto 2.

The Jesuits, however, assure us, that Loyola is not the author of their society, and that it is not allowable either to think or say so.

Societas Jesu ut à S. Ignatio de Loiola non ducit nomen, ita neque originem primam, et aliud sentire aut loqui, nefas. (Imago primi Sæculi Soc. Jesu. p. 64.) Jesus primus ac præcipuus auctor Societatis is the title of a chapter in this their secular volume, which is a curious and very beautiful book. Then follows Beata Virgo nutrix, patrona, imò altera velut auctor Societatis. Lastly, Post Christum et Mariam Societatis Auctor et Parens sanctus Ignatius.

“ On the 26th August 1794, the French plundered the rich church of Loyola, at Azpeitia, and proceeding to Elgoibas, loaded five carts with the spoils of the church of that place. This party of marauders consisted of 200. The peasants collected, feil upon them, and after an obstinate conflict of three hours, recovered the whole booty, which they conveyed to Vittoria in triumph. Among other things, a relic of Loyola

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