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il nome Linneano testè citato, conservasi nel Museo della nostra Accademia. È certo in errore l'Aldrovandi che riporta il Pico di Ovidio al suo Pico maggiore, senza riflettere che il color d'oro che tanto figura nella pittura di questo Poeta, è straniero affatto al Pico maggiore, mentre campeggia vivissimo sul portacoda del Pico verde. Si aggiunga che il Pico verde ha presso di noi il nome di Piconzo, e conserva quindi, pressochè in tutto, l'antica sua denominazione di Picunnus datagli dagli Antichi.

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Namque ferunt luctu Cycnum Phaéthontis amati, etc. Conta fino a quattro Cigni la Mitologia. Il più illustre fra questi, ed è appunto quello mentovato qui da Virgilio, fu Re de'Liguri, e padre del valoroso Cupavo. Il Cigno è frequentemente celebrato da poeti antichi, e vien sempre da essi caratterizzato con tratti talmente veridici, che nel loro insieme ci dipingono l'uccello conosciuto a'di nostri sotto questo nome. Le loro descrizioni trovansi talmente d'accordo con quelle de'Naturalisti, che mi piace di ragguagliarne i caratteri. Ha il Cigno (Anas Crcnus Lin.) dicono i Naturalisti, il becco piatto e ottuso (tenet ossine acuminerostrum. Ovid. Met. L. II), i piedi palmati e rossi (digitosque ligat junctura rubentes Ovid. l. c.), il collo lunghissimo (collumque a pectore longe Porrigitur Ovid. l. c.). Omero, che si distingue non meno per la proprietà che per l'uniformità del suo epitettare, chiama sempre il Cigno lungi-collo, come Achille piè-veloce, Minerva occhi-azzurri ec. Non meno d'accordo trovansi sul colore bianchissimo del Cigno, e sul soggiorno aquatico di quest'uccello:

Et qualem infelix amisit Mantua campum
Pascentem niveos herboso flumine Crcnos. Virg. Georg.

La metamorfosi del Re de'Liguri in uccello del suo nome ebbe luogo, a dir di Virgilio, sulle sponde del Po, e pare che anche in questo il Poeta traesse qualche cosa dal vero, poichè Silio Italico e Claudiano ci parlano del Cigno come assai frequente, a loro tempi, sulle sponde di questo fiume.

UccELLI DI Diomede. DroMEDEE Aves. LXIv.272.

Et socii amissi petierunt aethera pennis, etc. Si son dati inutilmente i dotti Naturalisti molta briga per fissare la specie degli uccelli qui mentovati da Virgilio. Le loro ricerche non hanno condotto a nulla di sicuro, per quanto abbiano al solito chiamato a loro soccorso l'Autore delle Metamorfosi, che aggiunge due tratti caratteristici di più all'abbozzo di questi uccelli fatto da Virgilio; i piedi cioè riuniti da una membrana, o come dicono i Naturalisti, palmati, e la forma del becco. Met. L.I. Magna pedis digitos pars occupat, oraque cornu Indurata rigent, finemgue in acumine ponunt. Ma per verità di questa incertezza si vuole accusare l'indiscreta curiosità de'dotti, anzichè l'inesattezza de'due Poeti Latini, i quali non avendo specificato i nomi dei compagni di Diomede, non dovean nè anche precisare la specie di uccelli, ne'quali furon essi trasformati. Ridotti dunque a non dover indicare che molte specie di uccelli, che avendo avuto ugual destino, dovevano avere comuni i costumi, e i tratti fisionomistici, hanno loro assegnato con mirabile esattezza appunto i tre soli caratteri riconosciuti da Naturalisti moderni come distintivi ed essenziali nella famiglia delle Anseri; i piedi palmati, la forma del becco, e il soggiorno aquatico.

DITTAMo. ORrcaNvM DIcTAMN vs L. XII v. 412.

Dictamnum genetria Cretaea carpit ab Ida etc. In questa descrizione brilla tutto il colorito Virgiliano, e ci vien messa sott'occhio la pianta coltivata ora comunemente sotto il nome di Dittamo Cretico, Origanum Dictamnus de'Botanici. Traevano in altri tempi le Farmacie questa pianta dall'isola di Creta, insieme a tante altre droghe che ci somministra tuttavia il Levante. I Botanici viaggiatori, che visitarono quelle contrade per riconoscervi le piante de Padri della medicina, trasportarono le sementi del Dittamo Cretico in Italia, e furono queste per la prima volta seminate e educate in Europa sulle piagge Liguri e Pisane. Tanto rilevo da

4oo NoTE zooLoGICO-BoTANICHE.

un passo di Lobel che scriveva sullo spirare del xv secolo:... Hujus (Dictamni) non ita magno precio multam copiam emunt non modo Italicae, sed etiam Belgicae et Anglicae officinae hodierno die, tametsi non paucis ab hinc annis floribus ornatum perrarum et charum erat. Quin imo, Pisanae orae et Ligusticae asperis devexis satum, crevit et floruit, exili semine, in plantam paris pulchritudinis, qualem ipsi vidimus. Stirpium advers. nova p. 2 14.

Nota di Storia nat. al L. VIII v. 251 e seg., e v. 552 e seg.

Vorrei che attento volgessero l'occhio lor filosofico a quest'antro Aventino, come più sotto al bosco e sasso Tarpeo, i Naturalisti, per dirci se le due favole, la prima di Caco che vomita fuoco e spira incendj, l'altra d'un Giove terror degli Agresti Capitolini che squassa Egida negra e crea nembi, non vengono a combinarsi nel mistico lor velame colle pozzolane e pietre pomicee, ch'indi si cavano, a mostrarci que'colli anticamente Vulcanici.

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L. VII v. 11o al carco Dan cereal d'agresti poma il colmo aliter al suolo Dan cereal d'agresti poma il carco; v. 5o5 Quei (ch'aspra lue serpe in que boschi ascosta) al. Quei (chè la lue chiotta in que loschi inaspra). Pariante da aggiungersi al L. I v. 99 e seg. Ve per l'asta d'Achille il prode Ettorre, Ve l'altier Sarpedonte, ove tra gorghi Tant'armi il Simoi e forti eorpi avvolsel alher Ve il prode Ettòr per man d'Achille e il grande Giacque Sarpedo, ove tant'elmi e scudi Tra l'onde il Simoi e forti corpi avvolse !

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