Comoedia: Latina Translatio

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Centro Tipografico Livornese Editore, 2017/02/16
Quando vidi questa versione latina della Divina Commedia, credei certamente che fosse opera di un tedesco, considerando che solo il fermo volere e la pazienza di un tedesco si fosser potuti cimentare e perdurare in un lavoro così arduo e malagevolo. Buon’ultima, dunque, giunge questa nuova versione integrale. Ha un senso? E, più in generale, ha un senso riproporre Dante in latino oggi, quando questa lingua è considerata morta, e da alcuni decenni ancora più morta? Al primo quesito risponderei di sì, purché la traduzione sia diversa da quelle che l’hanno preceduta. Ora, l’opera del Bertoldi, peraltro corredata da una validissima appendice critica sempre in latino, è una versione in prosa talmente pedissequa al testo dantesco da risultare congrua allo scopo di allora, ma stucchevole oggi a noi che lo conosciamo in originale. Ogni singolo verso traduce parola per parola in identica successione quello corrispondente a fronte, in una sorta, quindi, di riproduzione speculare, per cui non si può parlare di latino ma, al più, di italiano latinizzato. La somiglianza dei testi si spinge al punto da riprodurre sempre anche le preposizioni solitamente omesse in latino. Ma tre terzine scelte a caso (inf.I,10 e 11, XII,15) rappresentano meglio la situazione.
 

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